Dal Tibet di Fosco Maraini a quello sospeso di Giorgio Paparella

Dal Tibet perduto di Fosco Maraini a quello ritrovato di Giorgio Paparella

Da martedì 26 a domenica 31 luglio 2016
ORARI: 17.30 - 21.30 | Domenica: 17.30 - 19.00
DOVE: Palazzo Scotto Niccolari, Via Medaglie d'oro 7,  Albenga

 

Il Tibet di Fosco Maraini e quello di Giorgio Paparella.

 

Fosco Maraini, scrittore, etnologo, fotografo, docente, poeta, appassionato viaggiatore, spinto dalla sua grande curiosità e conoscenza dell’Oriente, si spinse finalmente in Tibet, documentando a partire dal ’37 e a più riprese, con indimenticabili immagini, quella realtà, all’epoca così lontana. Già profondamente imbevuto di cultura orientale, settantacinque anni fa il grande antropologo racconterà con le sue immagini “un Tibet della memoria”, un paese incantato e misterioso: il mito che aveva ricevuto in famiglia dai racconti materni della scrittrice inglese Yoi Crosse.

Grazie alla Casa del Tibet e all’amico Roberto Montanari (Associazione Fotografica Carpe Diem, Sestri Levante), S&AIP ha ricevuto 35 di quelle fotografie in bianco e nero, attraverso le quali Maraini è riuscito a trovare il linguaggio per descrivere le altissime montagne dei suoi sogni e dei suoi studi: quel paese delle nevi, irraggiungibile e incantato.

La tesi di Albenga è che il grande maestro, dalla vita paragonabile solo ai più grandi viaggiatori di tutti i tempi, abbia contribuito in modo sostanziale a creare lo stile della fotografia documentaria e abbia trasmesso il testimone del Tibet alle generazioni successive, formando gran parte dell’immaginario di quei fotoamatori particolarmente appassionati alla fotografia di viaggio. Ecco allora il secondo polmone con cui respira la mostra: le foto del 1989 di Giorgio Paparella.

Il fotografo savonese, giramondo impegnato con la sua fotografia nel sociale e nella solidarietà internazionale, si reca in Tibet nel 2008 e realizza nella Regione dell’Admo, patria dell’attuale Dalai Lama, una serie di scatti a colori del più importante raduno religioso tibetano –il Monlan- pochi giorni primi dell’ultimo intervento repressivo cinese. E’ un Tibet che ancora resiste, messo a dura prova dalla lunga serie di soprusi coloniali cinesi, radicalizzatisi con le mire espansionistiche di Mao Ze Dong e della sua rivoluzione culturale, proseguiti nell’attuale Cina della modernizzazione. Il turismo di massa: al contempo minaccia e opportunità disperata per far conoscere il dramma.

L’organismo della mostra colloca lo spettatore nel mondo vitale del Tibet storico, al centro di un patrimonio di valori spirituali, di arte, tradizioni: la cultura di un popolo che è inesorabilmente cancellata dalla prepotenza della colonizzazione politica, militare e culturale in atto.

 

  • maraini01
  • maraini04
  • maraini05
  • paparella01
  • paparella02
  • paparella03

BIOGRAFIA DI GIORGIO PAPARELLA

 

Manager provinciale AFI - FIAF
Presidente del Fotoclub Saonensis

Giorgio Paparella, AFI, nato a Dego nel 1943, si trova a lavorare nei laboratori di ricerca della Ferrania, ove nascono le sue notevoli conoscenze di tutto quanto ruota intorno alla fotografia dal punto di vista tecnico. Nella sua piccola camera oscura di Savona, egli stampa da sé le sue opere, colore compreso. Il suo è un cammino inverso a quello del tipico fotoamatore che, in genere, scopre prima l'immagine, lo scatto, e successivamente intraprende una faticosa ricerca per scoprire i misteri attorno ai materiali, allo sviluppo e alla stampa.
Le sue prime fotografie sono degli anni settanta e coincidono con l'iscrizione alla F.I.A.F., la principale Associazione fotoamatoriale italiana, nei cui circuiti (concorsi e mostre), Paparella otterrà riconoscimenti e si formerà una personale cultura visuale.
Gradualmente nasce in lui la voglia di osservare, di capire, di conoscere il mondo. Cominciano i viaggi e vengono gli anni della passione per le proiezioni di diapositive in dissolvenza incrociata. Col procedere delle esperienze, prende a percepire quanto il ruolo del fotografo possa essere quello di ascoltare e di ottenere un ritratto che divenga emblematico di una storia umana in cui riconoscersi al di là delle differenze. Nei suoi viaggi inizia ad esplorare luoghi sempre meno tradizionali e sempre più lontani dalle rotte battute. Nelle sue fotografie non cerca effetti scenici e non si concentra in una ricerca estetica, bensì si affida alla macchina fotografica per trovarvi la forza e la capacità di "evocare l'umano". Il suo occhio tradisce a tratti la voglia d'impegno, eppure rimane sempre dentro una corrente di empatia quando scrive la sintassi del linguaggio della condizione umana. Accade così che alcune delle sue opere assumano candidamente, quasi inconsapevolmente, una triplice dimensione: fotografia, documento e opera. La fotografia di Paparella con semplicità si pone davanti a noi, si lascia guardare, interpretare, capire, mostra scorci di umanità, e poi...insegna qualcosa.

Alcuni titoli di sue Mostre personali e portfolio:

  • Mali-Harmattan il vento che racconta
  • Perù : ultimo sono Inca
  • Siria: Il tempo ritrovato
  • Nepal: L'altra metà del cielo
  • Cina: A sud delle nuvole lungo la via della seta
  • Appunti dall'India
  • Mozambico: Hanseniani un popolo nascosto
  • Yanomami: Quale futuro?

Con l'impegno per associazioni quali AIFO (lotta alla lebbra, alle disabilità) o I CARE (sviluppo compatibile e microcredito nel Tamil Nadu – India), le sue immagini accentuano il carattere didascalico e, sospinte da un' ansia civile, a tratti, sfiorano il giudizio. Questo non impedisce a Paparella, Presidente del circolo fotografico Saonensis DLF di Savona, di continuare a vincere premi e di presentare interessanti lavori come la mostra sul G8 a Genova dal titolo: "Un altro mondo è possibile".

 

 

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la navigazione. Utilizzando il sito si intende accettata la Cookie Policy. Vi preghiamo di leggere la ns. documentazione * Cookies *.

Accetto i cookies da questo sito / I accept cookies from this site