S. Giorgio - Salone don Pelle
22- 27 luglio. Opening 22 luglio, ore 19.30

LET'S BE IN LOVE. The whirling dervishes

by Reha Bilir

Coloro che abbiano anche solo una superficiale conoscenza del mondo della fotografia internazionale sono portati a riconoscere immediatamente il nome di Reha Bilir: stimato per le sue immagini, per le realizzazioni come organizzatore di grandi eventi e per la sua attività divulgativa a favore della fotografia.
Ho la fortuna di possedere 4 libri mediante i quali, con una "scientifica" investigazione dall'interno, Reha ci presenta la sapienza esistenziale del mistico Mevlana con fotografie meravigliose, in grado d'illustrare ogni aspetto di quella spiritualità.
La mostra di S. Giorgio consiste in una sintesi di quel lungo lavoro e in un primo approccio al fenomeno dei dervisci rotanti.

Mevlana Jallalludin Rumi fu un sufi islamico che visse una vita ascetica in rapporto intimo con Allah. Scriveva in una sua poesia:

"Tutto quanto concerne l'Anima
si 
svela spontaneamente
ed ogni 
sforzo razionale
non fa che allontanarla.
Questo perche' la sua natura
non e' fenomenica. Si coglie
col cuore come una poesia,come
un'opera d'arte. Si sente, si ama
ma nessun concetto,come ombra
fugace, e' ad essa adeguato".

Dopo la morte di Mevlana nacque a Konya un Ordine (Tariqa) che prese nome Mevleviyya o, anche, Moulaviyye. In seguito l'Ordine si ingrandì e si estese, soprattutto con l'espandersi dell'Impero Ottomano, giungendo in Asia Centrale, in India, in Iran, in Siria e sino alle estreme propaggini di Sarajevo, dove l'ultima Tekkè fu pubblicamente demolita nel 1959. In Turchia i suoi centri erano numerosissimi e fiorenti sino al 1925 quando vennero ufficialmente chiusi da Ataturk tutti i conventi e monasteri - ma nell' Islam non esiste clero: le takayà (plurale di Tekkè) sono piuttosto luoghi di accoglienza e di brevi ritiri spitituali - nel tentativo di europeizzare e modernizzare la Turchia. Nel corso dei secoli i maggiori poeti e musicisti-compositori turchi si formarono in seno alle Takayà Mevlevi e, una volta usciti, continuarono ad essere Mevlevi: all'interno di un Tekkè si riconoscevano le vocazioni personali del candidato che poteva divenire calligrafo, poeta, letterato, cantore, musicista, neyzen (chi suona il ney) e semazen (chi pratica il sema, l'elaborato cerimoniale riconoscibile nell'immaginario collettivo occidentale dal roteare dei dervisci su se stessi, perciò detti Derviches Tourneurs, Whirling Dervishes, Dervisci Rotanti).
"Suf" vuol dire lana. I Sufi dei primi secoli erano asceti che vivevano nei deserti vestiti di una lunga tunica di lana, loro unica proprietà, insieme al secchiello per l'acqua. Questa tunica era ovviamente logora e rattoppata. Queste toppe, cento come i nomi di Allah menzionati nel Corano, in epoca più tarda divennero colorate, fino a diventare il "costume" tipico del "Dervish".
Dervish significa letteralmente "Povero": "un seguace maturo della Via sufî".
Mevlana Rumi ha lasciato un messaggio di pace e tolleranza tra le religioni e tra gli uomini che amino Dio veramente attraverso qualunque spiritualità essi si trovino a vivere la propria fede.

Reha ha colto le sue immagini durante la cerimonia dello sema (la danza dei dervisci rotanti) presso il Mawlana Cultural Centre di Konya.

Paolo Tavaroli

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